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  • Francesco Cirillo

Esame Avvocato: violazione dei dati dei candidati?


Sui quotidiani nazionali rimbalza la notizia della violazione della privacy dei candidati nell'Esame Avvocato 2020 (non è un refuso, si tratta e si tratterà ancora a lungo della procedura riferita all'anno 2020). Non ha senso, ora, entrare nel dettaglio di quanto accaduto. Molti candidati hanno riportato che nella propria area riservata erano stati divulgati dati riferiti ad altri candidati - ivi compresi, parrebbe - alcuni dati particolari o "sensibili" che possono essere inclusi nelle domande di ammissione alla procedura.

Sia chiaro, il portale sta gestendo una procedura nuova, dettata dall'emergenza sanitaria secondo le "Nuove modalità e procedure per lo svolgimento dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione forense - Sessione 2020", di cui al d. m. pubblicato in G.U. lo scorso 13 aprile. Né sembra far notizia che le nuove modalità procedimentali comportino difficoltà e rischi per la Pubblica Amministrazione (e per i cittadini), non da ultimo, nel campo della privacy e della protezione dei dati degli utenti delle piattaforme. Basti il riferimento ai plurimi casi del bonus COVID, dalla fuga di dati della scorsa primavera, alle più recenti sanzioni sulle modalità di controllo poste in essere dall'INPS. In altre parole, anche in questo caso, il data breach era dietro l'angolo.

Se le notizie riportate dalla stampa e condivise persino da alcuni dei nostri associati dovessero corrispondere al vero, si tratterebbe di un'ennesima violazione dei diritti nel più ampio quadro del percorso di abilitazione alla professione forense.

Infatti, il percorso verso la professione appare sempre più denso di singolarità inaccettabili, a partire dalle ambiguità in tema di compenso, proseguendo poi per le critiche sulla trasparenza delle procedure, sino a giungere alla frequente svalutazione dei diritti dei praticanti e dei candidati nel corso dell'esame.

La sensazione che si registra è che la selezione della classe forense, così attenta a garantire una profonda conoscenza del diritto (talvolta oltre i due terzi dei candidati non superano gli esami), non sia altrettanto sensibile nei confronti dei diritti dei praticanti. Quasi che l'insegnamento del diritto e la prassi dei diritti corrano su binari distinti o, addirittura, alternativi.



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